Approvata la Legge Quadro sulla Mobilità ciclistica!

2018-01-15T19:20:31+00:00 3 gennaio 2018|Mobilità e sviluppo sostenibile|

Il 21 dicembre è stata approvata la prima Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica : “Disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica”.

Il merito va sicuramente alla FIAB, che ne ha scritto il testo già qualche anno fa – con tutti i contenuti delle sue battaglie – ma anche alla tenacia dei due primi firmatari, on. Gandolfi e Decaro.

“Lo straordinario traguardo raggiunto con l’approvazione della Legge sulla mobilità ciclistica – dichiara la presidente nazionale FIAB – premia le tante città che faticosamente portano avanti politiche per la mobilità sostenibile e che, oggi, possono avere il supporto di una politica nazionale”.

Siamo in periodo di regali e questo è probabilmente il più grande che si potesse fare a tutti quelli che – instancabili ed inarrestabili – usano la bici da sempre, ma anche a chi – incoraggiato dal cambiamento – la userà in futuro !

Trentinonatura ha intervistato Manuela Dematté sull’importanza di questa legge.

Anzitutto: puoi farci un breve commento?

«È un momento storico per la FIAB e l’Italia. Siamo particolarmente orgogliosi perché il testo di questa legge l’ha scritto FIAB ormai diversi anni fa, così come l’individuazione della rete “Bicitalia”. Averla portata a casa all’unanimità di tutte le forze politiche, pur con le modifiche dovute all’iter parlamentare, è un successo che ci fa davvero iniziare il nuovo anno con la serena consapevolezza di avere contribuito a migliorare questo Paese. Il risultato di oggi è frutto di un lavoro di tanti che ha radici lontano nel tempo. C’è ancora molto da fare ma le fondamenta di un’Italia più ciclabile sono state gettate».

Quali sono i contenuti e gli obiettivi fondamentali di questa legge?

«La svolta epocale è scritta già nelle prime righe, art.1 comma 1 : “La presente legge persegue l’obiettivo di promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane sia per le attività turistiche e ricreative”.  Finalmente si riconosce che la bicicletta non è un attrezzo sportivo per il tempo libero, come è sempre stata considerata in Italia, ma viene ufficialmente elevata al rango di mezzo di trasporto al pari degli altri.  Ma c’è di più: la bicicletta diventa vettore di “efficienza, sicurezza e sostenibilità della mobilità urbana”, al fine di tutelare il patrimonio naturale e ambientale, vivere più in salute, con minore consumo di suolo, valorizzando il territorio e i beni culturali, sviluppando l’attività turistica. In sintesi, questa è una legge organica che assegna a Governo, Regioni ed Enti locali il compito di pianificare e realizzare i Biciplan, le reti di infrastrutture e i servizi per incentivare la mobilità ciclistica, di mettere in atto strumenti urbanistici ed edilizi per realizzare velostazioni nei luoghi di interscambio modale e aree attrezzate per il deposito delle biciclette negli spazi condominiali e pubblici; che prevede la possibilità di installare portabiciclette a sbalzo sui bus di linea e turistici; che introduce la definizione di ciclovie.  E sul piano delle risorse, d’ora in poi i finanziamenti per le ciclopiste urbane e le ciclovie nazionali non dipenderanno più dal buon cuore del ministro di turno, ma diventano un obbligo».

Rispetto alle altre legislazioni europee, questa legge dove colloca l’Italia in tema di ciclabilità?

«L’Italia è il Paese con il maggior tasso di motorizzazione privata in Europa (62,4 auto ogni 100 abitanti, in Germania sono 55,7) in cui si usa l’auto anche per tragitti inferiori a 5 km, che sono il 50% del totale e la distanza ideale da percorrere in bicicletta. L’auto spesso trasporta il solo conducente, mediamente circola per sole 2 ore al giorno e resta parcheggiata per il resto del tempo, spesso ad occupare spazio pubblico. Questa legge potrà certamente contribuire a sviluppare quella cultura della mobilità attiva che è anche sinonimo di salute e del cicloturismo che crea economia utile allo sviluppo sostenibile del territorio. Da ciclisti urbani convinti e praticanti ci auguriamo che abbia maggiore fortuna delle precedenti leggi nazionali, la 208/91 e la 366/98, che purtroppo sono rimaste inattuate».

Il Trentino ha bisogno di questa spinta legislativa? oppure in qualche modo la nostra autonomia ci permette già di operare al meglio per la diffusione del mezzo ciclistico?

«Per quanto riguarda il cicloturismo, il Trentino non ha avuto bisogno di direttive nazionali per raggiungere risultati straordinari: 450 km di rete ciclopedonale provinciale, circa 2.500.000 di passaggi misurati nel 2016 ed un indotto economico dell’ordine di oltre 100 milioni di euro all’anno (fonte “Cicloturismo e cicloturisti in Trentino”, PAT 2009). Per quanto riguarda invece l’utilizzo della bicicletta per la mobilità quotidiana questa legge porterà sicuramente una spinta positiva nell’aumentare il modal share – la percentuale di spostamenti effettuati in bicicletta sul totale degli spostamenti urbani – che nella città di Trento è fermo all’8% mentre a Bolzano è circa il 28% (fonte “L’A Bi Ci della ciclabilità”, Legambiente 2015)».

Per chi desidera approfondire, ecco il testo completo della legge.