Corsa, bici e slowfood: la città che fa dimagrire

2008-03-25T22:57:56+00:00 25 marzo 2008|Mobilità e sviluppo sostenibile|

Repubblica.it – 19 febbraio 2008

Uno studio del professor James della London School of Hygiene ed esperto di obesità
“L’unico rimedio per mantenere in forma la popolazione è ripensare alle strutture urbane”

LONDRA – “Benvenuti nella città che vi farà dimagrire”. Un cartello del genere, all’ingresso di una qualsiasi città occidentale, ancora non c’è: ma potrebbe o meglio dovrebbe presto esserci, se si vuole evitare una vera e propria “epidemia” di obesità. A sostenerlo è un esperto inglese, il professor Philip James, docente della London School of Hygiene e presidente del comitato internazionale contro il male che minaccia di fare affondare, o perlomeno di rallentare, il cammino del moderno uomo industrializzato.

Le statistiche di ogni paese che ha raggiunto benessere e progresso puntano nella stessa direzione: siamo mediamente sempre più grassi. In America e in Gran Bretagna si prevede che a questo ritmo, entro vent’anni, la maggioranza della popolazione sarà sovrappeso, e tutte le altre nazioni dell’Occidente ricco e civilizzato seguono a ruota. Ma i rimedi indicati fino ad ora per combattere questo fenomeno, ossia mangiare più sano e fare più attività sportiva, sono di per sé insufficienti ad arginarlo, afferma il professor James: è come ammazzare zanzare per bonificare uno stagno. Ciò che serve veramente, secondo lui e secondo un crescente numero di addetti ai lavori, è pianificare le città secondo un nuovo modello, che metta al centro l’uomo e gli spostamenti a piedi o in bicicletta, anziché l’automobile e la continua meccanizzazione di ogni movimento. Città fatte apposta per dimagrire.

“Viviamo dentro un ambiente obesogenico”, ha dichiarato James parlando a Boston a un convegno della American Association for the Advancement of Science (l’Associazione americana per l’avanzamento della scienza), riporta il Times di Londra, “un ambiente che pianifica tutto attorno all’automobile, ma non solo. Il lavoro è eminentemente sedentario, il tempo libero è basato su svaghi come guardare la televisione, navigare su Internet o giocare ai videogiochi. Ascensori e scale mobili fanno il resto, e perfino apparecchi come lo spazzolino elettrico e l’apriscatole elettrico tendono a farci risparmiare, o meglio evitare, qualsiasi attività”. Dare la colpa agli individui perché aumentano di peso, conclude perciò il professore, non è più accettabile: “È un’ingenuità dire alla gente che tutto dipende da scelte salutari dei singoli, quando viviamo in un mondo che contribuisce in ogni modo possibile ad aumentare l’epidemia di obesità”.

Occorre, piuttosto, ripensare tutto da capo: con percorsi per jogging e per passeggiate ovunque, incoraggiando l’uso di mezzi pubblici, costruendo case di pochi piani ma con scale, facendo parchi ricreativi per attività sportive e motorie, allargando le isole pedonali nel centro delle città, e così via, fino alla rinuncia alla “cultura del telecomando”, che ci evita il minimo sforzo, anche quello di alzarsi, di compiere un passo o un movimento manuale.

Qualcuno ci sta già pensando: un rapporto presentato dal professor James al congresso di Boston cita Oslo, capitale della Norvegia, come un buon modello di “slim city”, città magra, o che fa dimagrire i suoi abitanti, in cui l’ambiente è strutturato in maniera da scoraggiare l’uso della macchina e incoraggiare le camminate e l’uso della bicicletta. Anche la pianificazione urbana in paesi come Olanda e Danimarca, secondo il medesimo rapporto, comprende maggiori attività fisiche nelle vite quotidiane dei loro abitanti, e difatti coincide con un minore tasso di obesità tra la popolazione. Il 60 per cento di tutti i viaggi compiuti dagli olandesi al di sopra dei 60 anni, per esempio, sono in bicicletta; e soltanto poco più del 10 per cento di tutti gli olandesi fra i 20 e i 60 anni di età sono classificati come obesi.

Fare attenzione a ciò che si mangia, andare in palestra o a correre per un’oretta tre o quattro volte alla settimana, naturalmente, è utile, fa bene alla salute e aiuta a non ingrassare, osserva James, il cui messaggio d’allarme ha ricevuto l’appoggio della Associazione Internazionale per lo Studio dell’Obesità: “Ma non basta fare una passeggiatina e bere latte scremato per salvarsi dall’epidemia dell’obesità occidentale. Se uno vuole perdere peso e non riprenderlo dopo pochi mesi, deve cambiare radicalmente stile di vita ed è difficile riuscirci quando tutto il mondo attorno a noi punta nella direzione opposta. Per questo bisogna affrontare il problema alla radice”. Con le “città che fanno dimagrire”, appunto.

(dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI)

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