Perché i trentini non vanno in bicicletta a lavorare? I risultati del sondaggio di Trentoinbici

Perché piove, nevica ed è freddo. Questa è una ragione buona sia per i ciclisti urbani abituali, sia per coloro che la bicicletta proprio non la usano, che sono però pochi tra coloro che hanno risposto al sondaggio di Trentoinbici presso la Fiera Fa’ la cosa Giusta di Trento, lo scorso novembre.
95 le schede depositate nell’urna, di cui 78 affermano “Sì, vado al lavoro in bicicletta!”, mentre sono 17 i no decisi.2Km la distanza più breve, 18 quella più lunga (che potrebbe essere ridotta di 1/3 con il ponte sull’Avisio)e 4 i km medi percorsa per andare a lavorare.
Il tempo atmosferico è dunque un elemento di dissuasione, ma non l’unica ragione in una Trento all’apparenza molto favorevole alla bici, in realtà piuttosto insidiosa per coloro che sfidano precipitazioni e freddo per andare al lavoro a cavallo delle 2 ruote.
“Strada troppo trafficata”, “via Brennero è una camera a gas” sono alcuni dei commenti lasciati nell’urna del sondaggio. E ancora “non c’è la pista ciclabile”, “mancano collegamenti ciclabili”.
Non manca infine la voce degli abitanti della collina… il dislivello in salita è un disincentivo notevole per loro, anche se molti si sono attrezzati nello svolgere almeno metà percorso e poi interscambiare con i mezzi pubblici o si rassegnano alla salita a piedi.
Qualcuno infine è preoccupato del basso livello di sicurezza e teme il furto del suo prezioso mezzo.
Il sondaggio lasciava però ampio spazio alle proposte. Cosa propongono dunque i ciclisti urbani?
Le proposte sono del tutto in linea con i problemi evidenziati.
Prima di tutto servono percorsi ciclabili sicuri e separati, molto più diffusi anche nelle zone ora del tutto scoperte, ma anche protezione agli incroci e sulle rotatorie, rispetto da parte dei pedoni sulle strisce dedicate alle bici.
In secondo luogo chiedono maggiore intermodalità: bus navetta per le bici e treni che trasportino le bici. Per la collina qualcuno propone anche un “bici lift”.
E se dal lato dell’intermodalità intesa come trasporto bici sui mezzi pubblici bisogna ammettere che molto è stato fatto, almeno per le tratte extraurbane, rimane l’interrogativo per il territorio comunale della collina e il servizio urbano.
Certo invece è l’investimento necessario per la ciclabilità dei percorsi, sia su percorsi dedicati e pensati con l’occhio del ciclista (larghezza delle piste adeguata, segnalazione ai pedoni, mancanza di impedimenti in mezzo alla pista come alberi ed aiuole) che facilitazioni su tutte le strade cittadine, favorendo il doppio senso per le biciclette ogni dove, facilitando gli attraversamenti con chiare precedenze.
Infine maggiore attenzione a parcheggi, scambi intermodali, bikesharing.
E perchè no, un premio, come quello che sta promuovendo il Comune con i suoi dipendenti, che potrebbe essere esteso alle aziende.
Anche se, e i ciclisti urbani lo sanno, il premio più bello è poter pedalare in sicurezza e poter guardare le macchine in coda o in cerca di parcheggio senza invidia alcuna. Certi di dare il proprio concreto contributo alla mobilità sostenibile della città.

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